La “LETTERA ENCICLICA FRATELLI TUTTI DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA FRATERNITÀ E L’AMICIZIA SOCIALE” pubblicata oggi in occasione della ricorrenza del Santo Francesco d’Assisi stimola parecchie riflessioni sui temi generali che vi invito a leggere. Mi soffermo però su questo paragrafo dedicato alla “Illusione della comunicazione” nella quale Papa Francesco significa una serie di dubbi sulla rivoluzione digitale e sulle sue conseguenze sociali.

42. Paradossalmente, mentre crescono atteggiamenti chiusi e intolleranti che ci isolano rispetto agli altri, si riducono o spariscono le distanze fino al punto che viene meno il diritto all’intimità. Tutto diventa una specie di spettacolo che può essere spiato, vigilato, e la vita viene esposta a un controllo costante. Nella comunicazione digitale si vuole mostrare tutto ed ogni individuo diventa oggetto di sguardi che frugano, denudano e divulgano, spesso in maniera anonima. Il rispetto verso l’altro si sgretola e in tal modo, nello stesso tempo in cui lo sposto, lo ignoro e lo tengo a distanza, senza alcun pudore posso invadere la sua vita fino all’estremo.

Si parla di diritto all’intimità e di quanto “tutto diventa una specie di spettacolo che può essere spiato, vigilato, e la vita viene esposta a un controllo costante“.

L’avvento dei social network ci ha portato a un livello di interazione mai neanche immaginato prima, una sorta di connessione quasi divina che annulla distanze, tempo, differenze. La distorsione dell’utilizzo di questi straordinari strumenti sta di fatto cambiando la socialità e la percezione di noi stessi nei confronti del mondo.

Le reti sociali nella quali siamo immersi possono rappresentarci in mille sfaccettature e personalità amplificando ciò che nei nostri ambiti analogici già viviamo: non siamo esattamente gli stessi e non ci comportiamo nella stessa maniera con parenti, amici, colleghi, sconosciuti.

Ogni rete social ha regole di ingaggio, linguaggi e presenza distinte e diverse.

L’uso dei social come esposizione costante della propria esistenza è solo una naturale estensione della inclinazione umana nel cercare approvazione sociale che, in un multi strumento come i social, trova spesso lo sbocco in sovraesposizioni senza la coscienza delle azioni espresse.

Esprimersi diventa una maniera per distinguersi e per certificare la propria presenza sociale: sui social il rischio di vivere in una teca di vetro dove qualunque azione possa essere giudicata è molto alto ma non sottovalutiamo il fatto che l’intimità è un concetto che nei secoli si è parecchio evoluto.

Non giudico le persone che desiderano esprimere la propria intimità in maniera totalmente trasparente ma spesso ciò che traspare dai social è solo uno spiraglio lasciato aperto per sbirciare porzioni di vita che di fatto non rappresentano la completezza.

Sarebbe alquanto ingenuo pensare che le persone frequentate sui social siano esattamente quello che comunicano: sono solo ciò che desiderano appaia di loro e spesso la vera intimità più profonda viene gelosamente conservata dietro le tastiere e nel conforto della ristretta cerchia delle persone che fanno parte della rete sociale primaria, quella che conosce i segreti, le passioni, il cuore e l’anima.

E paradossalmente questo scambio intimo spesso avviene sempre tramite i social, ma in una modalità più protetta come le chat o gruppi, per dire.

La comunicazione digitale non è una comunicazione nella quale il digitale assume forma e forza distruttiva.

È l’ignoranza delle persone riguardo il mezzo e l’ignoranza delle persone riguardo il rispetto delle persone a diventare un cocktail deflagrante che porta a distorsioni pericolose ed estreme.

La Chiesa è stato il primo strumento di comunicazione di massa: se le persone continuano a non comportarsi secondo i comandamenti non è colpa della Chiesa, credo.

Lavoriamo sui follower e sulla loro educazione tenendo alta l’attenzione sul resto.

43. D’altra parte, i movimenti digitali di odio e distruzione non costituiscono – come qualcuno vorrebbe far credere – un’ottima forma di mutuo aiuto, bensì mere associazioni contro un nemico. Piuttosto, «i media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche».C’è bisogno di gesti fisici, di espressioni del volto, di silenzi, di linguaggio corporeo, e persino di profumo, tremito delle mani, rossore, sudore, perché tutto ciò parla e fa parte della comunicazione umana. I rapporti digitali, che dispensano dalla fatica di coltivare un’amicizia, una reciprocità stabile e anche un consenso che matura con il tempo, hanno un’apparenza di socievolezza. Non costruiscono veramente un “noi”, ma solitamente dissimulano e amplificano lo stesso individualismo che si esprime nella xenofobia e nel disprezzo dei deboli. La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità.

Caro Francesco, di questo punto salvo solo la parte finale “La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità.

Il resto permettimi di dire che rappresentano solo metà della questione che sollevi.

I media digitali rappresentano una modalità di interazione tra esseri umani e non sono un surrogato di umanità in modalità binaria, sono solo uno straordinario strumento di connessione tra persone.

La differenza la fanno sempre le persone che possono utilizzarli per crescere individualmente e insieme come umanità o per appunto chiudersi in bolle di deprimente insignificanza solitaria.

La mia esperienza personale è di una amplificazione della possibilità di conoscere e interagire con persone che altrimenti non avrei mai (e sottolineo mai) potuto incontrare, potuto abbracciare e con le quali mai avrei potuto instaurare rapporti di grandissima amicizia, di lavoro, di condivisione di pensiero e umanità.

L’apparente socievolezza dipende da noi, da quanto desideriamo portarci a un livello superiore di umanità aumentata dagli strumenti digitali, da quanto il nostro essere carne, cuore e anima ma anche cervello (governato da stimoli elettrici) possa utilizzare questi strumenti per essere ancora più esseri umani.

La rete è uno straordinario strumento di conoscenza, di interazione e di futuro.

La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità.

L’umanità non viene unita dal digitale, viene solo connessa.

Sono le persone che possono decidere di unirsi e di rendere questo mondo migliore.

Usiamo il digitale per quello, per migliorare la vita delle persone, al di là delle azioni tangibili. Con la presenza, con la vicinanza, con l’aiuto, con l’esempio.

Come con ParoleOstili, come nel provare ad essere ispirazione per chi ancora non conosce le potenzialità di questa straordinaria rivoluzione e si fa spaventare dalle distorsioni e dalle paure che oggettivamente esistono.

Ogni giorno provare a migliorare il mondo vicino a me, nelle reti sociali delle persone che posso toccare e anche nel mondo digitale per le persone alle quali posso toccare solo il cuore, anche se solo con piccole carezze digitali.

Evangelizzare al buono, qualunque strumento si usi, credo sia la strada per arrivare al cuore delle persone per diventare un “noi” che abbia senso.

Che, caro Francesco, credo sia la cosa già importante, a prescindere dalla strumento.

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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