Ho appena finito di ascoltare l’audizione del Ministro Franceschini sulla emergenza del comparto del turismo legata alla pandemia da CoviD-19.

La sostanza delle richieste dei vari parlamentari era di azioni concrete per sostenere il comparto in difficoltà, la sostanza delle risposte del Ministro è stata di rimando a strumenti legislativi generali e di nessuna azione concreta ancora in campo.

Il ministro Franceschini ha sempre avuto poca passione per il comparto turistico contrapposto al comparto Cultura, forse perché poco qualificante e anche un po’ rozzo, preso dalla volgare necessità di vendere camere, di gestire popolari flussi, di sopportare orde sguaiate di gente alla ricerca più della pasta Alfredo che del Rinascimento.

Una idea ben precisa di turismo, quella del Ministro, legata alla cultura come attrattore principale, ai flussi minimi, alla rinascita dei Borghi, al turismo lento dei cammini e dell’enogastronomia di qualità. Un turismo a misura del comparto Cultura, insomma.

Tralasciando questioni come TDlab, Piano Strategico del Turismo e altre infelici vette di protagonismo come Verybello e la Biblioteca dell’Inedito rimango comunque sorpreso di come il ministro non si sia ancora liberato del mal tollerato Ministero del Turismo.

In un contesto come quello che stiamo vivendo, dove la gran parte del comparto è in ginocchio dall’assenza di flussi, dall’ondata di cancellazioni, dalla probabile stagione di transizione dove le regole e la limitata capacità ricettiva renderanno antieconomiche le attività del comparto, in questo contesto dicevo, suona quasi offensivo ascoltare il ministro che continua a parlare del comparto cultura lanciando l’imbarazzante idea del Netflix della cultura e dei buoni vacanza per gli italiani senza invece dare riposte alle giuste istanze del comparto turistico.

Il turismo è una industria e come tale deve essere trattata. Incentivi per tenere in piedi le attività, formazione, creazione di rete di prodotto sicuro e spendibile, agevolazioni e incentivi, sovvenzione e sostegno per i lavoratori, questo (e tanto altro) servono.

Perché non si può pensare di sistemare il comparto facendolo indebitare ulteriormente o sostenendo solo i lavoratori: un’azienda non è solo i lavoratori che ci lavorano, se magari fosse sfuggito.

E se non si riesce a inquadrare il comparto dal punto di vista industriale per la questione anche delle illegalità, classificazioni poco ortodosse e strategie frammentate e spesso inutili la colpa non è degli operatori ma di uno stato e delle regioni che non hanno saputo attivare una governance che non fosse penosa, autoreferenziale e spesso anche tragicamente dannosa.

Organizzare una strategia (al di là delle parole scritte in un piano strategico) significa anche dargli gambe (operative e finanziarie) per organizzare e rendere moderna una destinazione dalle potenzialità immense come è l’Italia. Questo non è stato mai fatto, pensando di gestire il turismo con quattro spiccioli e idee spesso stanche e datate.

Per questo forse la soluzione più intelligente e comoda è lasciare il fastidioso Turismo e concentrarsi sulla più gratificante Cultura: lo dico per lei, lo dico per noi.

Magari in assenza di ministri si riesce ad avere più attenzione e considerazione che quella avuta negli ultimi decenni, magari si riusciranno ad avere atteggiamenti e parole meno imbarazzanti e più finanziamenti, magari ci sentiremo meno presi per scolaretti da politici che dall’asilo non si sono mai mossi.

Perché questo chiediamo, rispetto.

Perché lavorare in un albergo, avere una struttura piccola o grande che sia, far vivere esperienze indimenticabili o lavorare per raccontare tutta questa bellezza è un lavoro che ha la stessa dignità e gli stessi diritti degli altri e merita la giusta attenzione e le giuste e concrete azioni per scongiurarne il tracollo.

Lo stato di crisi del turismo è un dato di fatto, sarebbe il caso di renderlo ufficiale e attivarsi per risolverla, questa crisi.

Se il Ministero del Turismo fosse su Tripadvisor sarebbe travolto da recensioni negative non per partito preso, secondi fini, antipatie o questioni politiche. Semplicemente perché così non serve a nulla e a nessuno (nonostante tante, tantissime ottime professionalità interne al ministero).

Ecco, a una recensione negativa si reagisce o insultando o magari provando a capire quando di vero ci sia per mettere rimedio.

Spero che si segua la seconda strada anche se temo si proseguirà sulla prima.

Il turismo muove il 13% del PIL: significa tanto, in termini economici.

Mi auguro si capisca anche che significa tanto in milioni di voti.

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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3 Comments

  1. Di bellissimo
    Purtroppo è la realtà il turismo è stato fatto negli ultimi 50/60 anni dagli imprenditori senza alcun ministero o ente
    Un bel risultato tutto da soli .
    E anche adesso siamo soli . Come allora . Solo che manca il boom economico adesso abbiamo il Covid -19 che fa parlare parlare parlare
    Fiumi di conferenze con alle spalle librerie piene di libri
    E ora di parlare NOI

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