Olio e politica del prezzo al ribasso: la colpa è soprattutto nostra.

 

Sorrido per la battaglia protezionistica sull’olio tunisino.

Sorrido perché siamo una nazione ipocrita e incoerente.

Perché ci stracciamo le vesti per un olio tunisino che ammazzerebbe il mercato italiano quando, di fatto, lo ammazziamo noi con le nostre mani comprando olio (probabilmente tunisino) al supermercato a 3–4 euro al litro.

Ma non è solo una questione di olio. Parlo della scarsa consapevolezza dell’enorme potenziale del comparto agricolo e il collegato eno-gastronomico. Di questo si accusa la politica ma spesso la colpa è del consumatore. Con una corsa al risparmio a tutti i costi si finisce per comprare schifezze che spesso hanno lo stesso prezzo di prodotti locali di maggiore qualità. Mancano le informazioni, certo. Ma non è solo ignoranza, è spesso superficialità e fatalismo.

Ho un piccolo oliveto, per la produzione familiare. Ecco, il costo vivo non scende mai sotto i 5 euro. Non imbottigliato, etichettato, trasportato e venduto. Il processo industriale potrà anche abbassare un poco il prezzo ma comprare l’olio in bottiglia a 3–4 euro significa essere coscienti di comprare un olio diverso da quello prodotto da migliaia di produttori in giro per l’Italia. Un olio di minore qualità sempre che non sia di pessima qualità.

La qualità si paga, il lavoro si paga, la salute si paga.

Essere consapevoli di cosa acquistiamo, del processo produttivo, delle provenienze e dei produttori.

Non è difficile, basta guardarsi intorno, leggere, informarsi.

E nel dubbio non comprare.

Iniziamo a pensare anche a quanti prodotti italiani acquistiamo, che percentuale di questi prodotti è davvero prodotta o solo trasformata in Italia, quanti prodotti locali acquistiamo.

Perché il supermercato è comodo, certo. In un’ora abbiamo fatto la spesa comprando tutto quello che ci serve e risparmiando.

Ma dobbiamo provare anche a capire che tipo di modello di sviluppo vogliamo. La nostra economia (e la nostra salute) può e deve fondarsi su un modello più sano e l’agricoltura ne è la parte con più prospettiva.

Per questo l’agricoltura deve essere trattata come un’attività tradizionale ma innovata con modernità e non come un’industria: ha tempi e modalità che non possono essere industrializzate oltre un certo limite se non snaturando il prodotto.

Il prodotto sano costa il giusto prezzo. Che non significa che costi caro rispetto a un prodotto scadente. Non è paragonabile, sono prodotti diversi.

Significa solo che costa il giusto.

La nostra unicità italiana è data anche dalla qualità dei prodotti e dell’enogastronomia.

Portiamo il mondo a pagare la qualità e non ad abbassare la qualità per essere concorrenziali nel mondo.

Ingozziamoci di meno e gustiamo di più, compriamo i prodotti di stagione, cerchiamo i produttori vicini, stabiliamo relazioni di fiducia.

Non giochiamoci anni di vita per un’offerta 2×1.

Non giochiamoci il futuro sano della nostra nazione.

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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