Ogni luogo ha dentro milioni di storie di persone che li hanno accarezzati.

Quelle dune, enormi, bianche. I piedi nudi affondavano nella crosta umida della mattina, sulle orme palmate dei gabbiani e dei granchi.

Tappi di bibite scolorite, vetro verde levigato, un occhio di santa Lucia, dieci lire. Il silenzio, quel cane che mi guarda, vento, onde.
Camminate infinite, mentre i pensieri di futuri lontani si scontravano con immensi e inutili intoppi presenti. Una ragazza, sorrisi. Passa.
Affondare la mano nell’acqua, senza bagnarsi i piedi. Leccare l’acqua cercando l’estate nel salino. Scrittore o ingegnere. O nulla, ma qui.
Seduto in un’isola, intorno c’è comunque il mare. Inesorabile, isolante, protettivo. Serve a sviluppare la fantasia di mondi solo immaginati
Perché rimanere qui, sprecare la propria vita in un susseguirsi di occasioni sprecate per poi capire che è lo spreco ad essere prezioso.
La sabbia tra le dita, ancora fresca, scivola via spazzolata dal maestrale. Qui è l’unico posto. Comunque vada, qualunque cosa farò.
Torno di rado, in quella spiaggia ormai ferita e offesa. Ma quando torno la guardo e penso al posto giusto. A quel sorriso. A quella sabbia.
insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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