Massimo Zedda e le speranze del centrosinistra (anche nazionale) . #RegSAR2019

La notizia è ufficiale: Massimo Zedda si candida al Governo della Regione Sardegna.
Una sfida importante in un momento in cui il centrodestra sembra predestinato a giocarsela con il M5S per la guida della Sardegna e con il centrosinistra attore non protagonista se non addirittura comparsa.
Conosco Massimo Zedda come amministratore del Comune di Cagliari, fin dal suo prima mandato che ho giudicato con una stiracchiata sufficienza per la  mancanza di risultati nel programma con il quale aveva vinto la sua prima elezione (dopo un dominio ultra decennale della destra a Cagliari).
Ho anche notato come la sua successiva seconda candidatura (che a sei mesi dalle elezioni sembrava non così scontata nel risultato) ha generato una campagna elettorale intelligente e a tratti scaltra che di fatto ha convinto gli indecisi e ha portato alla sua rielezione con percentuali bulgare.
Il secondo mandato lo ha visto molto diverso, politicamente e amministrativamente. La città è cambiata non tanto nelle opere, nei servizi, nella crescita generale ma soprattutto nella coscienza di essere città, del senso civico, del riappropriarsi della memoria e dei luoghi, della partecipazione e condivisione come collettività.
Forse era un processo già in atto ma è sicuro che Massimo Zedda lo ha gestito e monetizzato dal punto di vista politico. Una crescita politica indiscutibile che lo ha visto protagonista anche nelle scelte politiche interne quando ha silurato gli assessori del partito che decise di allearsi con la Lega.
Ora, un amministratore che nel frattempo è diventato il sindaco della Città Metropolitana con una popolazione che sfiora un terzo dei sardi, un sindaco giovane, perché dovrebbe lasciare una comoda posizione amministrativa e rischiare di bruciarsi politicamente quando invece potrebbe attendere con calma la fine del mandato e magari ambire a posizioni di livello nazionale?
Io penso che un politico ormai esperto come lui lo possa fare per due ottime ragioni.
La prima è la convergenza assoluta [Edit: mi fanno notare che non è assoluta] dei suoi colleghi sindaci, assessori e consiglieri locali (per scelta e convinzione) e del PD e gli alleati storici (per disperazione) che di fatto gli danno un mandato assoluto che significa poter decidere in intelligente autonomia campagna elettorale e soprattutto nel caso di elezione  la squadra di assessori e posti di governo.
La seconda è l’opportunità di cambiare profondamente una Regione che attualmente accentra qualunque decisione senza realmente incidere ma solamente aggravando tempi e sprecando risorse, cambiarla sul modello federalista dando più poteri e voce ai comuni, riforma che solo uno come lui può davvero pensare di rendere realtà.
Una mossa azzardata, candidarsi, potrebbe sembrare.
Ma tanti elettori sardi non vanno più a votare perché non sentono più di potersi fidare di nessuna proposta politica, di non potersi fidare di nessuna persona che mostra interesse per gli elettori solo in campagna elettorale per poi dimostrare disinteresse totale appena arrivati a governare la cosa pubblica.
Puntare sugli elettori indecisi, su quelli delusi da un centrosinistra che di fatto ha gestito una Regione come un Commissario straordinario in attesa di elezioni, senza una visione innovativa e inclusiva, senza una vera riforma meritocratica delle strutture amministrative, senza una reale politica di attenzione ai bisogni semplici ma spesso solo attenti a una visione di gestione ordinaria.
Non tutto, sia ben inteso, alcuni aspetti (turismo, su tutti) hanno anzi trovato il coraggio della visione innovativa però purtroppo annacquati da un livello abbastanza ordinario.
Non scarso, non deprecabile: senza infamia né lode.
Ecco, in questo contesto la sfida è portare una idea operativa, una nuova visione pragmatica,  una nuova sfida che forse solo un amministratore locale giovane e di una città grande e complessa come Cagliari può riuscire a cogliere e provare a renderla progetto politico grazie anche al supporto dei numerosi sindaci che lo hanno portato a candidarsi.
Una sfida che può pensare di vincere  l’approccio sul programma e soprattutto sulle persone.
Perché pensare di essere credibili riproponendo persone e pratiche che gli elettori hanno mostrato e dimostrato di detestare sarebbe un suicidio.
Una questione che assume anche una rilevanza nazionale, utile a capire se questo possa essere un modello da declinare nelle caotiche e abbastanza imbarazzanti dinamiche del PD nazionale.
Ma sono certo che non accadrà, Zedda è troppo intelligente per infilarsi in un tunnel senza uscita.
Personalmente sono molto curioso di vedere questa campagna elettorale: mi auguro che sia discussa e partecipata con gli argomenti e le persone al centro, dove il modello di futuro di una Regione dalle capacità potenzialità e risorse straordinarie possa essere finalmente codificato, scelto, messo in opera e gestito.
Dove anche il centrodestra, i movimenti sardisti, le liste civiche possano confrontarsi per ragionare su questo, non su becere questioni utili solo a polarizzare le scelte e rendere la politica irritante e incomprensibile.
In bocca al lupo, Massimo Zedda.
E che a prescindere dal risultato sia l’inizio di una rivoluzione civica di rispetto, confronto, educazione e visione condivisa.
PS: Vorrei evitare di sentire in campagna elettorale che “bisogna puntare sul turismo che è il nostro petrolio o altre metafore imbarazzanti a caso”.
Inizierei da un punto facile facile, aumentare la cifra destinata al turismo, che lo 0,46% fa un po’ ridere per un asset considerato a parole strategico da tutti, grazie.
insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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