Uniti solo quando c’è un nemico.

 

Grandi polemiche riguardo la situazione dei trasporti in Sardegna e le conseguenti ripercussioni sul turismo. Numeri pesanti e preoccupanti, certo. Traffico aereo turistico dimezzato ad Alghero e di un terzo a Cagliari. Infuocate assemblee di politici e operatori pronti ad azioni estreme per salvare i territori. Accuse ai politici regionali e nazionali per una situazione che potrebbe essere in qualche modo velocemente risolta. Tanta confusione su chi dovrebbe fare cosa, approssimazioni, strumentalizzazioni, anche un po’ di becera cagnara. Tanta paura e voglia di fare qualcosa.

Trovo molto bello e umano questo stringersi intorno al feretro dei cadaveri dei Trasporti e del Turismo Sardo delle quali morti, però, forse siamo un po’ tutti responsabili.

Non entro nel merito delle questioni tecniche dell’abbandono di Ryanair dalla Sardegna e delle responsabilità politiche regionali o nazionali. Dotti esperti e giornalisti hanno sviscerato il problema meglio di me.

Mi concentro su un aspetto, il più curioso di tutti: la capacità di aggregarci ed avere una sola voce quando c’è da protestare mentre sappiamo essere disuniti ed egoisti quando c’è da progettare insieme per il bene comune.

Negli anni i voli low cost hanno portato decine di migliaia di persone grazie al più formidabile Tour Operator del mondo, Ryanair. Questi turisti sono stati accolti senza creare le condizioni affinché potessero tornare, senza sfruttare questo flusso per creare flussi di destagionalizzazione, senza creare un prodotto eterogeneo e integrato di macroterritorio per rendere l’offerta meno legata al mare e al basso prezzo. Nessuna strategia territoriale se non quelle che località per località veniva promosse dalla amministrazioni locali.

Le strategie solitamente le indica un ente superiore, quindi la Regione se non il Ministero del Turismo. Ma anche in presenza di strategie regionali nessuna amministrazione le vuole mettere in pratica frenata da dinamiche di convenienza territoriale, cioè richiesta e gestione dei finanziamenti o volontà di avere un ruolo di leadership. Essere prodotto di destinazione appetibile è un lavoro di anni, faticoso, senza vetrine luccicanti e spesso, se va bene, senza che il lavoro svolto neanche si noti. Essere prodotto di destinazione significa lavorare insieme per moltiplicare le peculiarità che sarebbero appena normali prese singolarmente per farle diventare prodotto unico e dalla redditività maggiore. Essere prodotto turistico significa fare un passo indietro dal proprio ego immortalato da loghi, portali, eventi e convegni per spendere il (poco) danaro per una strategia efficace e misurabile. Significa anche essere più forti nel proporre progetti e cambiare le strategie generali per avere anche più finanziamenti.

Essere prodotto turistico significa non pensare che sia sempre colpa degli altri ma provare a pensare quanto davvero si stia facendo per evitare colpe proprie.

La mazzata di Ryanair è grande e solo parzialmente compensata dagli arrivi in nave e da un maggiore afflusso di turisti dato dal contesto internazionale.

Però questo fatto oggettivo e negativo non deve essere solo il pretesto per una caccia al responsabile da impallinare soprattutto da parte di chi è corresponsabile politico del disastro o connivente comunicativo per opportunità o convenienza.

Per essere chiari anche per me è urgente e indispensabile trovare una soluzione tampone che riporti il flusso di traffico a un livello accettabile.

È anche però urgente porre rimedio in condizioni di legalità. Trovo infatti sorprendente come si pretenda, nell’incertezza di avere o meno commesso un reato, pensare di reiterarlo incorrendo in sanzioni ancora più tragiche. La questione della tassa aeroportuale (pretesto di Ryanair per l’abbandono) va risolta presto per togliere l’unica scusa che il vettore irlandese sta mettendo in campo per la sua permanenza ad Alghero.

Risolti questi problemi (mi auguro in brevissimo tempo) mi concentrerei su un altro aspetto: provare ad essere seri e lavorare per il futuro della nostra Isola. Una strategia condivisa, azioni concertate, tanta zappa e sudore, pretendendo dalla politica quello che è giusto: essere al fianco di chi si sporca le mani e rischia il proprio lavoro e futuro.

Lavorare insieme, senza personalismi.

Solo così si possono gettare le basi per una Sardegna che non sia in balia del primo vettore che impone la destinazione con prezzi al ribasso. Qualifichiamo, organizziamo, progettiamo. E anche il mercato sarà più attento, disponibile, ad alta redditività.

La politica regionale e nazionale deve trovare adesso una soluzione tampone (legale) che dia sollievo alle problematiche, indichi strategie efficaci, attivi linee di finanziamento per progetti integrati territoriali.

La politica locale deve fare tutto il resto insieme agli operatori, che è sicuramente la parte più complicata.

Essere seri, onesti, collaborativi, laboriosi: tutti.

E quando dico tutti intendo proprio tutti. Perché la cultura dell’accoglienza l’abbiamo perduta sotto il facile mercato e del “tanto in Sardegna vengono lo stesso”. A partire dalla disponibilità e il sorriso che è diventato un lontano ricordo del turismo sardo che fu.

Non esiste altra possibilità di sviluppo se non quella di valorizzare le nostre unicità e proporle al giusto prezzo senza svenderle.

Solo così si progetta il futuro. Insieme.

E anche essere coerenti per evitare l’effetto faccia di bronzo adatto alla nostra storia nuragica ma meno a quella di una Sardegna che sogna di essere moderna.

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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