52 anni festeggiati ieri, e come ogni anno condivido i festeggiamenti anche con la rete di relazioni costruita in questi anni di presenza digitale.

Un tweet, un post su Facebook, uno su Instagram, questo ho pubblicato sule tre piattaforme che mi accompagnano nella mia vita quotidiana nell’informarmi e nell’interagire con le persone.

Su twitter dove 135.000 persone seguono il mio quotidiano incedere su questa terra sono stato letteralmente travolto da centinaia di commenti, alcuni davvero sorprendenti. Non tanto per l’affetto che conosco e apprezzo ma per ciò che siamo diventati in questi anni di frequentazione con uno strumento digitale.

Come il tweet degli amici di ParoleOstili che con uno strappo alla regola rammentano quanto le relazioni digitali siano solo una forma di relazione umana.

Certo, tutto nasce da lontano, da un mondo che era parecchio diverso e dove i social e la comunicazione digitale erano sperimentazione e divertimento, potenzialità e artigianalità, ingenuità e curiosità che forse adesso non esiste più in quella forma pura e semplice. Certo, gli amici te lo ricordano forse solo per farti sentire vecchio, diciamolo. 🙂

Però i social hanno aperto un mondo diverso anche per me che nasco con il digitale e che ho sguazzato tra tutti gli strumenti: poter giudicare le persone per quello che raccontano, pur sapendo che è solo una piccola porzione del loro essere. Fidarsi di sconosciuti con un nickname e instaurare rapporti anche profondi, di idee, pensiero, anima e stima. E allora accade il miracolo che un nickname blu con l’occhio verde, un account verificato senza un nome e un cognome gode dello status di persona stimata. Ecco, questo ogni volta mi sorprende e mi commuove.

La rete è relazione, pratica e piacere quotidiano nel dialogare per aggiungere valore e calore alla propria esistenza, conoscendo il mondo e le persone forse solo per capire meglio noi stessi. È un piacere, non un lavoro o un piano editoriale. Essere sui social è molto diverso che stare sui social.

Ed è così che senti di essere un pezzetto della vita degli altri, magari un mezzo sorriso, un pensiero evocato, un desiderio o anche un urticante ricordo. Nella connessione digitale sentirsi neuroni nel grande cervello dell’umanità e collaborare alla maturità e crescita della stessa, anche cazzeggiando se occorre 🙂

Senza dimenticare ciò che siamo stati e quanto dobbiamo a chi non c’è più (persone e strumenti), come il mai abbastanza compianto social estinto Friendfeed che è stato determinante per la mia crescita e maturità e per la rete di relazioni che mi ha portato a un approccio consapevole, traumatizzato dalle mazzate che mi davano gli amici che lo frequentavano e che ancora nelle rughe delle rete e nei social nascosti, frequento ogni tanto.

Comunità, questa è la chiave. Di intenti prima che di ideali, di valori prima che di utilità. Ogni giorno si prova a migliorare la vita degli altri, con le parole, con i silenzi, con la presenza.

Perché senza gli altri siamo meno di noi.

Perché i social non sono il problema ma lo sono le persone che pensano che siano un universo parallelo: miglioriamo la vita delle persone e miglioreranno tutti i luoghi nei quali vivono e comunicano.

Esserci anche sbagliando, esserci per stare insieme.

Perché preferisco sempre essere farò che essere faro, in un mondo di persone che si agitano per essere riferimento e per voler emergere in campionati di ego a squadre io preferisco correre in gruppo per migliorare la nostra salute insieme.

E magari ogni tanto fermarsi ad osservare quanta bellezza abbiamo intorno nelle persone che nascoste nelle pieghe della rete, sovrastate dallo spettacolo del circo luccicante e chiassoso spesso non hanno la possibilità di farsi ascoltare e allora piano piano si emarginano fino a sparire.

Provate ad ascoltare fuori dalla vostra bolla, provate a interagire per raccogliere valore e minare le vostre certezze.

Fidatevi di un vecchio di 52 anni.

E sempre grazie del vostro affetto 🙂

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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