Così scrivevo stamane su twitter nel mio quotidiano appuntamento con me stesso e con gli sventurati che mi leggono.

Viviamo infatti tempi nei quali le persone hanno finalmente mostrato attenzione nei confronti del nostro pianeta e del sistema economico e di stile di vita che nei fatti lo sta deteriorando in maniera difficilmente rimediabile.

Ed ecco quindi l’attenzione ai cibi bio, alla mobilità elettrica, alla eliminazione della plastica, all’utilizzo delle borracce per l’acqua, ai vestiti in fibra naturale, al tracciamento della filiera nei prodotti che arrivano dall’altra parte del mondo o da dietro casa, all’attenzione ai rifiuti e al loro recupero, al ritorno all’agricoltura, alla ricerca di un modello di città vivibile e verde, alla sperimentazione di materiali per sostenere lo sviluppo della tecnologia sempre meno impattante.

In una parola la ricerca della sostenibilità per salvare il pianeta.

Ci siamo giustamente concentrati su tutto ciò che è tangibile e che ci rappresenta ogni giorno le conseguenze disastrose di queste cattive azioni: l’inquinamento ambientale, i cambiamenti climatici, lo sfruttamento dell’ambiente e dei paesi in via di sviluppo e così via senza fare attenzione a ciò che invece è intangibile.

L’insostenibilità diretta e indiretta della enorme mole di conversazioni inutili e spesso inquinanti che avvelenano la nostra vita quotidianamente sugli strumenti di comunicazione digitale.

Ogni giorno leggiamo notizie e post involucri, scorie di conversazioni, residui di discussioni e rifiuti di soliloqui che consumano risorse (energia elettrica, mezzi, tempo) che inquinano senza creare sviluppo.

Discariche di tweet e post, lagune di foto e piogge di stories che inquinano inutilmente la nostra vita senza aggiungere valore e nutrimento ma solo per deteriorare ciò che esiste.

Non pensiamo che la sostenibilità sia solo un sacchetto di plastica che finisce in mare ma può anche esserlo un tweet che finisce nel mare digitale inquinandolo per sempre.

Smettiamo di inquinare inutilmente aumentando il consumo di contenuti inutili, non facciamoci più regalare i sacchetti di plastica pieni di vuoto, proviamo ad acquistare o farci relegare solo ciò che è utile a rendere la vita più sostenibile.

Che può essere un pensiero, una notizia, una interazione o una fesseria, qualcosa che crei comunità, veicoli conoscenza delle cose e delle persone, che smetta di consumare la nostra energia (e quello del gigantesco sistema creato per permetterci di esprimerci) per aumentare solo il residuo non compostabile.

Quando siamo spinti a condividere una notizia inutile, a commentare un politico palesemente provocatorio, un contenuto dubbio da fonte poco sicura, a infilarci in una discussione con persone che non vogliono discutere ma solo imporre la loro idea pensiamo a quanto facciamo per l’ambiente, risparmiamo energia e tempo nel non fare e invece facciamo qualcosa che aggiunga valore.

Perché il mondo si cambia anche praticando la sostenibilità delle parole.

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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