Addio, Pinuccio Sciola.

Tutte le mie pietre sono diverse e hanno un suono diverso, proprio come sono diverse le persone tra loro.” Pinuccio Sciola

Quando muore un uomo provi un dolore che fa male per la perdita e per i ricordi che diventano sorriso amaro e fitte al petto.

Ma quando muore un artista hai ricordi tangibili che alleviano questo dolore, ti aiutano a sorridere ancora e forse a spiegare meglio chi fosse questo artista.

Per Pinuccio Sciola sarà così, ne sono certo.

Ma per me rimane un’occasione sprecata per la Sardegna.

Lui era un artista internazionale di un’arte profonda e semplice, sincera e squassante. Amavi quell’uomo che con la sua semplicità quasi campagnola parlava di arte come fosse argomento semplice. Perché questo pensava, quando si stupiva del perché in Sardegna, terra di pietra, non fossimo tutti scultori.

Adesso si sta scatenando il lutto partecipato e condiviso dai social e dai siti di news. Tutti contriti e disperati per la grande perdita di un artista di enorme valore. Eppure sarei curioso di sapere dove fossero quelle persone che in tanti anni non hanno dato la giusta importanza alla sua opera e anzi lo hanno irriso come quel “mezzo matto che faceva suonare le pietre” o “a fare arte così siamo bravi tutti”.

Ricordo il mio dispiacere per la sua improvvisa defezione nel convegno “Perdas” sul valore delle pietre e dei messaggi. Avrei voluto ascoltarlo in quel luogo magico e capire da lui il senso profondo della Sardegna che indegnamente tento di cercare con il mio forse puerile #sardolicesimo.

Lui aveva grandi idee e nessuno lo ha mai davvero supportato. Questo è il vero lutto.

Questo è l’insegnamento che dobbiamo imparare oggi da questa scomparsa.

Perché se oggi non siamo più capaci di fare sogni coraggiosi meritiamo di morire dimenticati.

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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