In una nazione normale un allerta meteo dovrebbe rientrare nelle normali procedure di prevenzione e protezione.

Quindi se esiste un rischio codificarlo in livelli di attenzione, comunicarlo alle autorità responsabili e poi alla popolazione.

Così succede che se all’allerta meteo segue un evento pericoloso la popolazione è avvisata e non rischia, se invece l’allarme rientra la popolazione può continuare la propria vita.

Questo in una nazione normale, ovvio.

In Italia sentir nominare Allerta Meteo scatena il panico: viene percepito coma la premessa di un evento catastrofico imminente e certo. L’informazione gioca un ruolo determinante: abituati a fare sensazionalismo su notizie di così grande impatto emotivo si tende a raccontarle in maniera poco oggettiva e serena. Peggio: spesso prevale la disinformazione atteggiandosi a geologi, ingegneri e metereologi si crea nella cittadinanza la percezione che sia meglio non fidarsi.

Quando poi l’allerta meteo rientra sono ormai conseuete le solite polemiche sull’eccesso di zelo dei responsabili istituzionali per mettere in sicurezza il proprio ruolo prima che la cittadinanza.

Questi allerta meteo rientrati sono spesso, invece, una grande esercitazione collettiva per allenarsi a eventi con i quali nei prossimi anni dovremmo necessariamente fare i conti.

Un allerta meteo non si può prevedere con certezza ed io preferisco mille volte un eccesso di prudenza che una incoscienza pericolosa.

Lavorare sull’informazione e sulle procedure di veicolazione dell’allerta meteo però è importante e urgente.

Trovo infatti allucinante che in una nazione dove l’informazione di primo contatto passa per i cellulari non esista un sistema strutturato e integrato per informare via social, via whatsapp, telegram o almeno via sms oltre ai canali media tradizionali quali tv e radio.

La certezza della fonte e gli aggiornamenti verificati dovrebbero essere fruibili in canali ufficiali senza dover fare il giro di mille media o addirittura pericolosamente prendere come buone le conversazioni in rete non verificate.

Credo che la comunicazione d’emergenza dovrebbe avere come priorità l’informare il maggior numero di persone possibile per rendere il rischio minore.

E non usare tutti gli strumenti che ad oggi sono i più utilizzati lo trovo abbastanza stupido.

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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