La stagione turistica peggiore di sempre, titolano i giornali, gridano operatori ed esperti, tutti d’accordo a richiedere urgenti strategie e azioni per la prossima e imminente stagione 2021.

Il turismo sappiamo che vive una costante e terribile crisi d’identità: argomento pregiato e sofisticato da rivista e da convegno e acchiappa attenzione sui media generalisti, argomento perfetto per una campagna elettorale vaga e di sicuro effetto, attività economica che dovrebbe avere (urlato con veemenza!) la stessa dignità delle altre tradizionalmente considerate tali.

Però magicamente quando si tratta di tramutare le parole, le buone intenzioni, le idee e le strategie in azioni ecco che magicamente il turismo diventa l’ultima delle emergenze, un problema accessorio, un fastidio, un occhiello nei servizi.

Certo che la frammentazione di competenze non aiuta ma tant’è che ogni santissimo anno si discute del turismo come il fulcro intorno al quale progettare il rilancio del sistema Italia per poi diventarne la ruota bucata nel cofano chiuso.

La cosa che trovo incredibile è poi la tendenza a ragionare sempre anno per anno, come se un’attività economica complessa, multidisciplinare e dall’enorme impatto sulla sostenibilità ambientale e umana come il turismo potesse essere gestita di anno in anno come la manutenzione dello scooter.

Vorrei vedere piani almeno quinquennali con aggiornamenti annuali, strategie a dieci e venti anni, investimenti, cronoprogrammi, responsabilità, competenze e ruoli definiti e misurabili.

Perché le chiacchiere vanno bene quando si è al bar, quando si è in campagna elettorale, quando si partecipa a un convegno o si rilascia una intervista ma oggi, per domani, per il futuro servono progetti, investimenti, persone competenti e una road map precisa dove tutti sanno cosa, come e quando svolgere il loro ruolo al meglio.

Inutile continuare a piangere e implorare comprensione e aiuti al capezzale del ministero del Turismo più imbarazzante degli ultimi decenni o dell’assessorato regionale di turno, occorre pretendere un ruolo centrale nello sviluppo economico del paese, occorre mettere insieme le risorse più brillanti (cogliendo l’occasione per svelare l’inconsistenza di taluni, anche) per progettare l’Italia turistica del domani.

Un’Italia sostenibile nel salvaguardarla senza cristallizzare l’unicità e specialità che ci rende riconoscibili e speciali, investendo e innovando la nostra offerta con le straordinarie opportunità delle nuove tecnologie (che non sono solo il digital marketing solitamente buono a glassare l’inconsistenza della politica mediocre) e creando le premesse per un benessere umano ed economico non vocato solo al profitto ma alla crescita come collettività in valore, umanità, socialità.

Non è difficile, esistono decine di piani strategici che sintetizzati in poche linee di visione e pochi assi d’azione possono essere immediatamente resi operativi (e finanziati da pubblico e privato) e poi innestati da varianti in un laboratorio permanente di intelligenze e imprenditorialità.

Questo è davvero urgente, urgentissimo: provare a uscire dalle dinamiche incarichi-opportunità politica-carriera-vantaggi-reputazione individuali per risolvere una volta per tutte e insieme questa avvilente situazione ricorsiva.

Per evitare come ad ogni tramonto di ogni estate di progettare solo bellissimi ma inutili castelli di sabbia.

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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