Durissima analisi sulla società e sui social di Chamath Palihapitiya che viene analizzato in questo post “Vi stanno riprogrammando” da Giovanni Barbato.

Voi non vi accorgete che vi stanno riprogrammando“. A pronunciare questa frase, degna dell’inizio di una puntata della serie televisiva britannica Black Mirror, è stato Chamath Palihapitiyaex responsabile per la crescita degli utenti di Facebook durante un intervento dal titolo “I soldi come strumento di cambiamento

Dall’articolo di Giovanni Barbato “Vi stanno riprogrammando”.

Di certo viviamo tempi complicati e gli strumenti che usiamo ogni giorno per comunicare e gestire economie sono sempre più determinanti per condizionare la nostra vita, i nostri comportamenti, il nostro futuro. Piattaforme come soprattutto Facebook e il suo ecosistema complesso e integrato creano di fatto un ambiente che ci influenza e ci porta a scelte più o meno obbligate.

Azioni che sembrano ludiche e leggere come like e condivisioni condizionano di fatto la nostra percezione della realtà e il nostro accesso alle informazioni rendendoci sempre più schiavi di dinamiche di ricerca di approvazione sociale in ambiti ristretti e sempre più comodi e protetti.

Altro devastante comportamento deviato è il vivere esperienze e creare contenuti più per poterli condividere che per realmente aggiungere valore al nostro essere umani: una modalità che ci fa attori più che registi della nostra vita e sempre più spesso attori non protagonisti.

Una soluzione potrebbe essere quella del concentrarsi sul fare per poi comunicare e non il contrario, tanto per iniziare.

Perché siamo diventati i cronisti di noi stessi di una vita decisa da altri.

Siamo a un deciso passo diverso di evoluzione, questo è certo.

Le relazioni interpersonali non hanno mai avuto gli strumenti per essere così immediate e con una ricaduta globale come in questi tempi.

Questi strumenti ci hanno cambiato più velocemente che in qualsiasi altra epoca e l’uomo forse non è dotato (per limiti evolutivi) degli strumenti per digerirli senza esserne in qualche maniera travolti ( e senza grande consapevolezza).

Non mi spaventa l’evoluzione in quanto tale ma il fatto che poche persone che hanno la possibilità di cambiare quelli strumenti possano incidere in maniera determinante sulla nostra gestione del presente e soprattutto sulla nostra visione di futuro.

Sempre una questione di potere (come mi fa notare Agnese Vardanega) anche se l’impatto in questa epoca è particolarmente devastante.

Il punto e la soluzione sono nostra esclusiva responsabilità. Perché anche se ormai lo siamo diventati non possiamo continuare a essere solo cronisti di noi stessi e continuare a raccontare tutto ciò che ci accade più che a viverlo, come se il racconto rafforzasse il valore del vissuto.

Perché rischiamo altrimenti di apparire niente di più di

agiografie ambulanti.

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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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