Trump e il digitale parallelo.

Svegliarsi con la notizia di Trump Presidente del Stati Uniti è oggettivamente traumatico.

Settimane di endorsement dei media americani, stelle dello spettacolo, giornali e tv schierati apertamente, poteri economici a supporto della Clinton.

Settimane e mesi passate a commentare sui social sondaggi e tendenze irridendo il miliardario ruvido e un po’ buzzurro.

Settimane e mesi passate a leggere i media italiani che commentavano i media americani che interpretavano le tendenze (che al mercato mio padre comprò [cit.]).

Questo su piano digitale.

Nel sottopiano analogico un mondo che non ha accesso alla rete e se ne ha accesso lo ha a livello basic. Un mondo che vive nelle campagne con il trattore, nei ghetti e nelle fabbriche, nel medio-mondo compreso tra la povertà e l’elite fortunata che vedono vivere lassù.

Un mondo che vive di concetti semplici, di bollette e di assistenza sanitaria negata, che non ha trovato in una candidata dell’Elite la speranza che cercavano. Nel dubbio meglio cambiare, avranno pensato.

E poi quelli che dopo Obama votare la Clinton proprio no. Meglio rimanere a casa.

Ma la cosa davvero stupefacente è la

La politica raccontata sui social, sui giornali, sulle tv parla sempre più a se stessa e meno si accorge di cosa veramente accade intorno ma soprattutto sotto. Esiste un piano parallelo patinato e un mondo che lotta nel fango: persone che vivono le loro esistenze senza intersecarsi, quasi senza parlarsi, spesso solo immaginandosi cosa pensano gli altri.

Esiste un mondo digitale che racconta storie che spesso sono solo racconto e poca storia.

Un mondo digitale che reputa di essere il mondo intero e su questa convinzione si sente rappresentativo del mondo nella sua interezza.

Ecco, oggi questa lastra di separazione si è frantumata ed è crollata la convinzione di essere rilevanti. La rete, formidabile strumento di conoscenza, di comunicazione e di crescita rimane una parte importante ma non sempre rilevante degli strumenti di comunicazione del mondo.

Sminuire questa oggettiva sconfitta per la comunicazione digitale buttandola sul fatto che abbiano votato gli ignoranti è pericoloso e populista.

Dire che ha vinto l’America ignorante senza ammettere che la colpa non sia anche di chi non è stato in grado di averla saputa educare è ingiusto per la democrazia stessa.

La rete è cambiata e ha perso la spinta democratica e dal basso dei primordi sostituita dalla furba comunicazione costruita con la coreografia di conversazioni spesso inutili e agressive.

Ritornare a quello spirito, fare un bagno di umiltà soprattutto informativo, fare buon giornalismo e premiare il buon giornalismo, limitare le conversazioni d’odio, ritornare a dare centralità alla parola e ai pensieri, cercare una via diversa per una rete digitale sostenibile e più educata.

La rete è fatta di persone ma non di tutte le persone.

Dobbiamo ripartire, con umiltà, da questo.

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

Rispondi