Snapchat per il turismo?

 

Uso snapchat da poco (e forse male) ma oggi mi sono imbattuto in un live da Los Angeles che mi ha fatto ragionare su come il racconto di un viaggio possa essere reso.

Ci spacchiamo tanto la testa nel pensare come suggestionare un viaggiatore per convincerlo a visitare una destinazione. Foto meravigliose, testi curati, portali fantasmagorici e video con droni che neanche Star Wars.

Spesso campagne con testimonial faraonici e strutture di comunicazione da campagne presidenziali americane.

E poi vedi questo: micro video smart con didascalie minime ed emoticon elementari per raccontare una città come Los Angeles.

Grafiche anni ’80 e suggestione da messaggio dell’amico, senza sovrastruture, senza apparente piano editoriale, senza recitazione.

“Vieni con me, seguimi che ti faccio vedere cosa puoi visitare a Los Angeles” sembra essere lo spirito.

Intervistando personaggi e giocando con la grafica.

Si aprono scenari dall’incredibile potenziale. Guide virtuali, suggestioni usa e getta, linguaggio smart.

Puoi vivere il momento nei social ma anche nella vacanza.

Uno strumento che fornisce un modo diverso di raccontare il turismo: come raccontavo un po’ di tempo fa una comunicazione social dove non c’è spazio per la sedimentazione e la riflessione (che troveranno altri spazi di approfondimento meno caotici e distraenti) ma solo per la comunicazione pura di contatto e di messaggio.

Surfare l’onda social, senza pensare ad altro se non alla prossima onda.

(se volete mi trovate anche lì)

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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