Banale quotidianità e immortalità.

Vago nel mio senso di insoddisfazione,

e a stento riconosco la strada.
Assediato dalle mille pochezze giornaliere,
sfuggo dal vero, unico, reale obiettivo:
essere me stesso.
E’ così difficile, al giorno d’oggi.
Compromessi, sostentamento,
socialità, interessi:
impalcature fittizie per sostenere:
il nulla.
Chi sono, cosa sono, dove sto andando,
e soprattutto: perchè.
Perchè devo e non posso.
Perchè faccio e non creo.
Perchè artigiano e non artista.
Camminare nel digitale
e non consumarsi le suole,
parlare con tante entità, ma afoni.
Veicolo di trasmissione del pensiero,
o trasporto di merci da quattro soldi,
di pensieri masticati e vomitati?
Posso essere condannato
per riciclaggio di pensiero sporco?
Sto esprimendo me stesso,
o il paravento dei miei pensieri,
macellati per l’applauso di meschini come me?
Essere immortale con i pensieri,
o pensare di immortalare gli esseri?
Fotografo di anime o coroner della mia?
Forse, quando sarò elevato
sopra la banale quotidianità,
qualcosa di me diventerà immortale.
La mia autoironia.
(divagazioni….)

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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