Il cibo è una delle poche lingue universali che racconta gli uomini e i territori prima che qualunque racconto o campagna di marketing. Ognuno di noi ha dei piatti che consideriamo parte della nostra identità, ricette di famiglia che raccontano le nostre storie, luoghi e comunità e che riconosciamo e spesso rivendichiamo come nostre senza quasi capirne il reale motivo. Domande che mi porto dietro da tempo, quando un piatto diventa tradizione e quanto di ciò che consideriamo autenticamente nostro sia il frutto di incontri che abbiamo finito per dimenticare, e la comunicazione digitale le rende più urgenti, perché rende tutto più accessibile e anche pericolosamente banalizzabile.
Qualche tempo fa, a Sassari, partecipando a Cucine di Confine e ascoltando Giovanni Fancello, ho avuto modo di riflettere proprio su queste domande (Qui il post del racconto della giornata), in particolare la storia della melanzana alla sassarese, ingrediente arrivato da lontano e diventato uno dei simboli della cucina cittadina, che ricorda quanto sia difficile tracciare confini netti quando parliamo di identità. Le nostre tradizioni sono il risultato di storie che si sono intrecciate nel tempo, di persone che hanno accolto ingredienti e tecniche, trasformandoli in qualcosa che oggi riconosciamo come totalmente e spesso egoisticamente solo nostro. La Sardegna è uno scrigno di enogastronomia straordinaria ma anche una complicata rete di storie che fatica a ricordare l’origine della propria, di Storia.
È anche da queste riflessioni che sono grato e felice di essere stato invitato per Identità in cucina, l’iniziativa che si terrà a Sassari sabato 10 ottobre, organizzata dai Centri Commerciali Naturali Stelle del Centro e In Centru nell’ambito del progetto L’identità in vetrina, con il sostegno della Camera di Commercio del Nord Sardegna, del Comune di Sassari e della Regione Sardegna.
Un programma ricco che sabato 10 ottobre in sintesi proporrà:
- 9.30-12.30, Teatro civico (Palazzo di Città): tavola rotonda, gratuita con registrazione
- 13.00, cortile di Palazzo Ducale: show cooking con lo chef Fabio Zago e pranzo
- 18.30, centro storico: A fora li brasgeri
Parteciperò alla tavola rotonda (mai termine poteva essere più invitante) per portare la mia esperienza sul come comunichiamo il cibo e quanto il cibo sia centrale nelle esperienze turistiche raccontate poi in rete, e di ciò che questo racconto significa per un territorio e le comunità che lo abitano, senza correre il rischio di creare rappresentazioni utili solo a monetizzare esperienze anziché portare crescita e futuro.
In un momento di estrema attenzione per l’impatto del turismo nell’urbanistica e nel contesto socio economico delle comunità parlare oggi di cibo e identità è un segnale di grande intelligenza e attenzione per codificare ciò che può diventare un vero motore economico e sociale condiviso senza invece omologarlo o peggio distruggerlo sull’altare del turista occasionale.
Perché il cibo è uno dei modi più immediati attraverso cui raccontiamo un territorio ed è spesso la chiave attraverso la quale invitiamo le persone a conoscerlo, e vale la pena chiedersi che cosa succede quando una ricetta diventa solo un contenuto sbrodolone e simpatico sui social e la parola tradizione viene usata per rendere riconoscibile una destinazione come un marchio consumato e senza ormai significato.
La comunicazione digitale è uno straordinario strumento e potendo far conoscere storie e luoghi può suscitare il desiderio di un’esperienza da vivere. Per contro può anche appiattire la complessità di un territorio, riducendolo a un’immagine che si ripete uguale da un post all’altro e questa immagine porta anche dei grandi rischi: nei centri storici infatti le facciate si possono restaurare benissimo mentre il codice che serve per leggerli, fatto di memoria orale e di fatiche quotidiane, si perde lentamente e in silenzio, e i luoghi diventano scenografie pensate quasi solo per essere fotografate, set turistici senz’anima. È questo ciò che accade quando si diventa allestimento scenografico e il cibo è facile vittima quando un piatto viene cucinato per la fotografia e la storia di chi lo prepara resta fuori dall’inquadratura o dal post. Per questo credo sia importante maneggiare con cura la parola tradizione, conoscerne la storia e riconoscere le persone che continuano a darle significato. Il turista o meglio il cittadino temporaneo che entra in contatto con realtà diverse dalla sua deve entrare in contatto con l’espressione vera delle comunità e non con un racconto creato per monetizzare meglio la loro presenza.
Di questo e di altro parleremo durante la tavola rotonda, insieme a moderatori e relatori di assoluto livello come Giuseppe Melis, professore di Marketing all’Università di Cagliari, Jessica Cani, esperta di comunicazione e narrazione territoriale, Elena Cornalis, assessora alla cultura, turismo e attività produttive del Comune di Sennori e consigliera nazionale di Città del Vino, Giovanni Fancello, giornalista e gastronomo, Paolo Cau, storico ed ex direttore dell’Archivio storico comunale, Gian Piero Saccu di Podere 45 e Agnese Cabigliera e Giacomo Manca di Cabigliera e Zidda, che porteranno la prospettiva di chi lavora la terra e il legame tra il lavoro dei campi e degli animali e l’identità locale.
Vi posso promettere che sarà un incontro memorabile in un luogo emozionante e bellissimo (amo questo teatro, un sogno) con persone speciali e divertenti che sono certo ci farà capire meglio che futuro possiamo costruire insieme.
La giornata poi proseguirà oltre la conversazione perché alle 13.00 infatti ci sarà lo show cooking con lo chef Fabio Zago (un genio dei fornelli), affiancato da suoi ex studenti, seguito dal pranzo nel cortile di Palazzo Ducale, un momento che considero parte integrante del racconto, perché vedere una ricetta prendere forma mentre ne viene raccontata la storia, e poi assaggiarne una reinterpretazione contemporanea, dà concretezza alle riflessioni della mattina.
La sera, dalle 18.30, si svolgerà “A fora li brasgeri“, la grande arrostita diffusa organizzata dal Comune di Sassari con Eat&Buffas, giunta alla terza edizione: dieci postazioni curate dai circoli storici in nove luoghi della Sassari vecchia, lungo due circuiti (rosso e blu), con cinque assaggi a 15 euro, un bicchiere di vino e il pane a ogni tappa, per ritrovare nella convivialità un altro modo di vivere la cucina e il territorio.
Ho partecipato l’anno scorso ed è stato divertente e molto vero sentendomi un visitatore che ha incontrato una città capace di raccontare i propri piatti con la voce (e la musica) di chi li cucina, sentendomi come un ospite che si siede a tavola con una comunità accettando ben volentieri le regole e non cercando di imporre le proprie. Mi piace l’idea che questa giornata tenga insieme la riflessione della mattina e la convivialità della sera, perché l’identità di una città si costruisce attraverso ciò che conserva e attraverso il modo in cui sceglie di raccontarlo e viverlo, innovandolo e contaminandolo senza paura di guardare il futuro.
Una magnifica occasione per parlare di ciò che siamo e di quello che scegliamo di tramandare, che sia tradizione o identità, con consapevolezza e con la voglia di costruire insieme.
Vi aspettiamo numerosi, anche per trascorrere del tempo insieme, con gusto.
Come partecipare a Identità in cucina
La tavola rotonda è gratuita con registrazione. Show cooking e pranzo a Palazzo Ducale sono riservati a chi acquista il biglietto cumulativo da 60 euro (50 posti, quasi sold out!), che comprende anche i cinque assaggi di A fora li brasgeri e un buono sconto da spendere nelle attività del CCN Stelle del Centro, da ritirare la mattina alla registrazione della tavola rotonda.
Chi vuole solo la serata acquista a parte il biglietto di A fora li brasgeri a 15 euro. Chi ha il biglietto cumulativo ritira i coupon della serata il 9 e il 10 ottobre allo stand di piazza Azuni, dove sceglie anche il circuito.
Registrazione e biglietti per la giornata: https://www.tickettailor.com/events/identitaincucina/2437026
