Parlare di bit e di limiti oggi sembra un discorso da vecchi nerd reduci, ma c’è una oggettiva verità tecnica che facciamo finta di non ricordare per nostalgia o zoppicante memora: la scarsità generava un sudato valore. Quando il codice ASCII era la nostra grammatica di frontiera, ogni singolo carattere occupava uno spazio fisico (fatto di 0 e 1 o esadecimali) e soprattutto mentale. Non potevi permetterti di sprecare byte e quindi comunicare in quel modo era un esercizio di faticosa e spesso frustrante sottrazione continua, quasi una forma di artigianato digitale (a volte artistico) dove dovevi incastrare il senso dentro una griglia e delle regole rigide e inderogabili. Se volevi essere ironico, non avevi una GIF di tre megabyte, un reel di un giga o una diretta twitch o instagram, ma solo un punto e virgola e una parentesi o un LOL. Era l’equivalente di un cenno d’intesa fatto a distanza tra chi conosceva lo sforzo di far passare un’emozione attraverso un cavo (allora) di rame e chi la doveva ricevere per quella che appariva come una vera magia.

Ed era un costo economico, di connessione e di traffico dati, anche.

Poi siamo passati alla fase di Twitter, quella dei 140 caratteri (qui il racconto nostalgico). È stato un periodo interessante (per me fondamentale) perché ha democratizzato il limite. Non serviva più essere un ingegnere o un informatico per capire che lo spazio era finito, ma dovevi comunque essere un buon artigiano delle parole. Il limite ti obbligava alla precisione chirurgica: o eri fulminante o eri noioso (uno scemo su twitter si palesava immediatamente), non c’era spazio per le sfumature inutili con una spietatezza terribile ma anche estremamente gratificante. Era una palestra di pensiero veloce, un haiku metropolitano dove la punteggiatura diventava un lusso e le congiunzioni le prime vittime sacrificali (le maledizioni che mi sono preso per il nickname così lungo che rubava spazio le ricordo ancora). Ti costringeva a scegliere la parola esatta, quella che significava di più, a raccontare con sintesi, efficacia, precisione e questo richiedeva grande esercizio e disciplina.

Oggi, invece, viviamo nell’epoca della logorrea illimitata, la #LogorrhERA. Abbiamo scambiato la libertà d’espressione con l’incontinenza verbale e poiché lo spazio non costa più nulla abbiamo smesso di dare valore a ciò che ci mettiamo dentro.

È la fine della selezione naturale delle idee: tutto viene rovesciato nel flusso senza alcun filtro, senza la fatica della sintesi (e adesso con l’intelligenza artificiale anche senza la fatica del ragionamento). Se prima eravamo ceramisti che toglievano l’argilla in eccesso per trovare la corretta e anche gradevole forma, oggi siamo idranti che sparano acqua nel deserto (e ho detto acqua per mantenere una certa educazione).

Questa deprimente deriva ha trasformato la comunicazione in un rumore bianco. La possibilità di scrivere testi infiniti sotto un post o di mandare audio di dieci minuti ha ucciso il rispetto per il tempo altrui. Abbiamo perso la capacità di essere utili con senso, anche il nostro. Forse dovremmo rimettere un contatore di bit su ogni tastiera o touch, non per censurare ma per educare o almeno rendere meno gratuito il disagio creato.

E per ricordarci che, se non hai nulla di rilevante da dire, il silenzio è ancora il codice più sintetico ed elegante che abbiamo a disposizione.

Qui un piccolo glossario del tempo che fu.

Emoticon ASCII (Leggere ruotando la testa di 90°):

  • :-) : Sorriso
  • ;-) : Occhiolino
  • :-( : Tristezza
  • :-P : Linguaccia
  • :-D : Risata
  • :-O : Stupore
  • :-X : Silenzio/Bocca cucita
  • :-* : Bacio
  • B-) : Nerd con gli occhiali
  • :-| : Indifferenza
  • <3 : Cuore

Acronimi:

  • ASAP (As Soon As Possible): Il prima possibile.
  • BTW (By The Way): A proposito.
  • FYI (For Your Information): Per tua informazione.
  • IMHO (In My Humble Opinion): A mio modesto parere.
  • LOL (Laughing Out Loud): Risata fragorosa.
  • OMG (Oh My God): Oh mio Dio.
  • ROFL (Rolling On the Floor Laughing): Rotolarsi dalle risate.
  • TGIF (Thank God It’s Friday): Grazie a Dio è venerdì.
  • TL;DR (Too Long; Didn’t Read): Troppo lungo, non ho letto.
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insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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