Tralascio l’impatto del peso economico della tassa di soggiorno per concentrarmi sulla destinazione dei fondi provenienti dalla stessa.
A mio parere sostenere che la tassa di soggiorno debba finanziare solo servizi per turisti trovo che sia una visione parziale che ignora la complessità dei territori.
Un approccio evoluto trasforma questo prelievo in un investimento di comunità, passando dai “servizi turistici” ai “servizi condivisi”.
I proventi non devono finanziare solo scenografie per chi passa, ma interventi che restino a chi resta: manutenzione urbana, aree verdi, biblioteche e spazi pubblici.
Ogni visitatore, in quanto cittadino temporaneo, consuma risorse, produce rifiuti e logora infrastrutture; è dunque etico che la tassa finanzi la resilienza del territorio, coprendo i costi ambientali che altrimenti graverebbero solo sulle spalle dei residenti.
Questo ragionamento si fa ancora più urgente se guardiamo al modello dei “grandi eventi”: un turismo spesso usa e getta, un’onda d’urto che investe i territori lasciando dietro di sé consumi rapidi e costi collettivi enormi. È una logica che spesso socializza i disagi (rifiuti, traffico, usura) e privatizza i profitti, portando ricadute solo su poche classi di cittadini. In questo scenario, la tassa di soggiorno deve agire come contrappeso sociale, garantendo che le risorse di chi passa servano a riparare le ferite di un turismo “mordi e fuggi” e a finanziare opere strutturali per chi vive il luogo ogni giorno.
Proteggere l’abitabilità è, paradossalmente, la migliore strategia di marketing: se un quartiere perde i suoi servizi essenziali per diventare un museo a cielo aperto, perde la sua anima e, col tempo, la sua stessa attrattività.
Serve una “fiscalità di scopo” trasparente, dove ogni euro sia restituito in opere visibili (per turisti e cittadini), trasformando la tassa da balzello subito a contributo civile che costruisce fiducia tra chi arriva e chi accoglie.
In fondo, la città è come una casa storica: la tassa di soggiorno non serve a comprare i fiori per l’ingresso o i cioccolatini per i cuscini, ma anche a riparare il tetto e pagare le bollette affinché la famiglia che ci vive non sia costretta a traslocare, lasciando la casa vuota, senza vita e destinata a diventare macerie.
