Chiudo questo 2025 con un credo meritato sorriso, non perché sia stato un anno memorabile, anzi è stato abbastanza mediocre e dimenticabile. Ma lo inizio con un sorriso non per posa o come fosse una reazione automatica o una paresi: è una vera e propria decisione strategica, la prima che vorrei diventasse la mia disciplina quotidiana nel 2026, più che la palestra o correre (che non farò) o leggere di più.

Quest’anno abbiamo capito, forse più che in passato (ogni anno dico così, maledizione), che il mondo ci offre centinaia di pretesti al giorno per scivolare nel cinismo, nell’amarezza o nell’indignazione performativa, sia in modalità individuale che a squadre (o squadrismi).

È una strada in discesa, quella facile e comoda che non richiede alcuno sforzo e ci porta sempre lì, nello sciacquone dell’umanità frustrata. Ma ho maturato la convinzione che la vera saggezza (e forse l’unica forma di utilità sociale rimasta) stia nel curare ossessivamente ciò che ci fa stare bene non per ignorare o scansare il male, ma per non permettergli di colonizzare e avvelenare il nostro tempo.

Per me la socialità, le relazioni e il benessere non sono eventi atmosferici o destino che capitano: sono cantieri aperti. E fatevelo dire da un ingegnere: questo significa trovare motivi per stare bene insieme o, quando mancano, avere la forza e la visione per costruirle da zero, quelle condizioni. Esattamente come si prepara una festa per chi si ama o si progetta uno spazio dove rifugiarsi.

La rete, in questo scenario, per me è stata e deve continuare a essere questo: non un ring o un colosseo, ma una piazza. Un motore ibrido di leggerezza e spessore, capace di accogliere la risata sguaiata e il pensiero verticale, le persone in carne ed ossa e le emozioni che viaggiano sui cavi (o sul 5G).

E proprio ora che l’Intelligenza Artificiale impara a simulare tutto (persino la creatività), a noi spetta il compito di difendere l’unica cosa che non può essere “promptata”: l’intenzione del cuore. Lasciamo alle macchine il calcolo delle probabilità, ma teniamoci stretto il monopolio della cura.

Esserci, in quella piazza, per vivere insieme ciò che siamo, senza costruire troppo quello che immaginiamo di voler essere o quello che gli altri vorrebbero che fossimo.

Per questo il mio augurio per il nuovo anno è un invito all’azione: siate cercatori di sorrisi sui volti degli altri.

E se incontrate qualcuno che quel sorriso l’ha perso, mi raccomando, non passate oltre. Fermatevi. Fate di tutto per farglielo ritrovare, usate ogni strumento, parola o gesto. Convinceteli.

Siate generosi, fate volontariato per il benessere altrui, senza pretendere niente in cambio anche se (statene certi) vi ritroverete travolti dal bene degli altri.

Siate felici, rendete gli altri felici.

Perché ci sarà sempre un motivo logico per essere infelici, ma ce ne sono molti di più, spesso nascosti e silenziosi, per essere felici.

Scegliamo quelli. Non per caso, ma per caparbia ostinazione.

Non abbiate quest’anno rimpianti di sorrisi mancati.

Buon 2026, adorabile combriccola digitale.

,
insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

Similar Posts
Latest Posts from insopportabile

Rispondi