l walzer delle AI continua e il mio assetto di lavoro è cambiato radicalmente. Ultimamente ChatGPT sta diventando faticosa: imprecisa, a tratti svogliata, quotidianamente irritante. Il tempo che perdo a rifinire e correggere le sue risposte supera ormai il vantaggio di usarla.
La vera sorpresa è Gemini. Sarà per quello che c’è sotto il cofano (il motore grafico Nanobanana è clamoroso), sarà per l’integrazione fluida con Workspace o per quella perla assoluta (e perlo più sconosciuta) che è NotebookLM, ma lo scatto in avanti è davvero notevole. C’è da dire che da utente Google da una vita (AD sense da una vita, Gmail quando era a inviti e analythics, search e maps quotidinamente) mi trovo “a casa”.
Se devo fare ricerche più raffinate vado su Perplexity, mentre Claude resta il mio riferimento quando si tratta del mio (poco) codice: sui plugin WordPress e sugli script Python per ArcGIS e QGIS ha oggettivamente una marcia in più. Bocciato Copilot, con cui non è mai scattato il feeling.
Il panorama è questo: un continuo sorpasso a rotazione. Oggi uno strumento (pensiamo anche ai verticali incredibili come ElevenLabs per l’audio o InVideo per i video) supera l’altro, e noi ci spostiamo, filtrando tutto attraverso la nostra percezione e le necessità del momento.
Ma mentre ottimizziamo i flussi, la domanda che mi pongo è cosa resterà delle nostre interazioni quando saranno totalmente mediate da strumenti progettati per ottimizzare, non per sentire. Forse la mia paura è mal riposta e se ci sembra di perdere qualcosa è solo perché ( stiamo solo imparando a navigare una nuova geografia dove il confine tra biologico e digitale è sfumato. Non vincerà (se di gara si tratta) chi ha il prompt migliore, ma chi saprà usare questi strumenti per amplificare l’empatia invece di sostituirla.
È un salto nel buio ma forse, invece, l’alba di una nostra nuova natura.

