Risorgere come uomini, ogni giorno, nelle relazioni che intratteniamo, nella cura delle persone, delle parole, nei gesti anche piccoli che per noi sono poca cosa ma che possono innescare cambiamenti, anche solo nell’umore degli altri. E anche trovare il tempo per cogliere il bello, per guadagnarselo con il ritmo necessario, senza l’ansia da scadenza e senza cadere nelle scorciatoie.

Questo pensavo ieri mentre con #santamoglie trasformavamo un gesto di generosità del “Casu ‘e Pasca” di Agnese Cabigliera in lenti, curati prodotti, tutti diversi e artigianali ma in fondo così speciali e unici.

Pensavo anche, mentre ero impegnato come scarso assistente di cucina, a quante volte ci nascondiamo dietro un “ci metto troppo tempo, chi me lo fa fare, li trovo già pronti, spendo di più a farli in casa”.

Viviamo immersi in un sistema che ha fatto della velocità e dell’ottimizzazione le sue virtù cardinali: l’intelligenza artificiale che genera in secondi, il mercato che produce in scala, l’algoritmo che sceglie al posto nostro. Tutto promette di risparmiarci il tempo che potremmo investire altrove, senza dirci mai dove quel tempo finisca davvero e facendo così ci priviamo della gratificazione del procedimento, del senso del comprendere i passaggi, la qualità degli ingredienti, le tecniche, lo sperimentare insieme, lo sbagliare anche, insieme.
La lentezza, quella vera e di senso, non è inefficienza: è il tempo che le cose chiedono per diventare qualcosa di tuo, per portare dentro di sé la traccia delle mani che le hanno fatte.

E anche conoscere le storie dietro, come quelle di quel formaggio fresco e di quella ricotta che non sono solo prodotti ma la storia di una famiglia d’origine e di quella che si è costruita di fianco, di un’azienda, di persone e luoghi che ti hanno aperto le porte del loro cuore prima che quelle della loro azienda. È creare nuove tradizioni, perché non è mai tardi per iniziarne una nuova, come per noi fare le casadinas, per lasciare il nostro piccolo apporto alla creazione di una identità collettiva sempre in evoluzione, sempre diversa.

Viviamo tempi complessi e “con tutti i problemi che ci sono” pensiamo che non sia troppo importante fermarsi per trovare il tempo a fare cose che potremmo comprare, ma facendo così non ci rendiamo conto che stiamo regalando un pezzetto della nostra crescita personale e di ciò che possiamo creare come valore aggiunto anche negli altri. Il capitalismo delle piattaforme e l’automazione intelligente ci offrono una soluzione facile e anche un po’ subdola: deleghiamo il nostro fare in cambio di tempo libero che poi riempiamo di consumo in un loop senza grande senso. Oggi per noi quelle casadinas rompono quella soluzione e non perché siano una forma di retro nostalgia del “ai miei tempi, i valori etc etc” o di rifiuto del progresso, ma perché mettono il corpo, il giudizio, l’errore e la correzione al centro di un atto creativo che nessun sistema può scalare al posto tuo.

Oggi l’incipit è offerto da Cabigliera&Zidda Formaggi che innesca bellezza e valore, domani sarà il nostro turno per essere generosi con ciò che possiamo donare.

Siate generosi, trovate il vostro tempo, insieme.
Buona Pasqua a voi.

Formaggi di Cabigliera&Zidda Formaggi
In foto
Casadinas dolci di formaggio fresco, scorza d’arancia e limone, zucchero, uova e uva passa
Casadinas salate con bietole, noce moscata, prezzemolo, uova, grana padani e ricotta.
Casadinas salate con formaggio fresco fatto in casa, yogurt greco, funghi champignons sbollentati, prezzemolo, peperoncino, grana e pecorino grattugiati .
Ravioli con bietole, noce moscata, prezzemolo, uova, grana padani e ricotta.
Impasto Casadinas: farina di semola rimacinata e 0, strutto, sale, acqua.
Impasto ravioli: semola rimacinata e acqua

insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

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