Ci sono delle persone che amano fare del male, che godono nell’appiccare incendi, che trovano soddisfazione nel vedere la sofferenza altrui. Poi ci sono anche quelli che buttano sigarette accese in cunetta, che accendono un barbecue in campagna, che festeggiano con i fuochi d’artificio o i palloncini cinesi.
In mezzo ci siamo noi che subiamo i danni alla cosa pubblica quando non anche alla privata o peggio alla vita di animali e esseri umani.
La domanda, da sempre, è come se ne esce da questa frustrante situazione nella quale ci si sente impotenti e in balia degli eventi.
Certo, con la prevenzione e una macchina antincendio all’altezza ma non può essere sempre la prevenzione e la protezione civile a risolvere. Abbiamo un enorme problema di presidio del territorio (campagne abbandonate), di carico urbanistico sbilanciato e soprattutto di educazione civica.
Perché la cosa comune è appunto di tutti e chiediamoci quanto siamo protagonisti nel difenderla e tutelarla, nel protestare quando non accade, nel denunciare chi non la rispetta.
Parliamo del “non è un problema mio” quando l’auto davanti a voi butta una sigaretta accesa o il vicino accende un fuoco con il maestrale ma anche quando lasciamo le campagne al loro destino e ce ne ricordiamo solo quando la carne, il formaggio o le verdure rincarano sui comodi scaffali della nostra città.
Viviamo tempi egoistici, se ne esce solo insieme.
