Governare è difficile, faticoso e terribilmente noioso e soprattutto richiede lo studio di dossier polverosi, la mediazione con i sindacati e quella fastidiosa tendenza della realtà a non coincidere con le promesse fatte prima e la odiosa verità poi. Ma la domanda da farsi è perché faticare per unire un Paese quando si può comodamente sedersi e guardarlo dividersi in due fazioni che si accapigliano per una bandierina, mentre incassi il dividendo elettorale?
Se sogni di trasformare il dibattito pubblico in una rissa da bar h24 e vuoi che i tuoi futuri elettori ti amino non per quello che fai, ma per quanto riesci a far arrabbiare “quelli là”, ecco per te il manuale giusto. Dimentica il bene comune, i programmi a lungo termine e altre anticaglie del Novecento. Qui non ti aiuterò a costruire ma a recintare.
Ecco per te i 10 comandamenti per trasformare l’Italia in un derby perpetuo.
1. Il kit del “Nemico del Giorno”
Il consenso non si costruisce mai “per” qualcosa, ma sempre “contro” qualcuno. Identifica un bersaglio che sia contemporaneamente minaccioso per la pancia dell’elettore e abbastanza distante da non potersi difendere in diretta TV o social. Le élite di Bruxelles, i “furbetti” del sussidio, o una minoranza che chiede diritti: l’importante è che serva a scaricare la tensione sociale altrove.
2. La dittatura del vocabolario
Chi controlla le parole controlla il pensiero. Non usare mai i termini dei tuoi avversari; se lo fai, stai giocando nel loro campo. Se loro dicono “gestione dei flussi”, tu utilizza “invasione”. Se dicono “investimenti green”, urla “tassa ideologica”. Ripeti all’infinito e allo sfinimento il tuo termine finché non diventa l’unico filtro attraverso cui la gente riesce a guardare la realtà.
3. La semplificazione come arma impropria
La complessità è il nemico del voto rapido. Se un problema richiede più di 15 parole per essere spiegato, non esiste. Trasforma riforme economiche strutturali in slogan da stadio. Ricorda: un meme ben riuscito sposta più voti di un dossier del Ministero dell’Economia o dell’Interno.
4. Il cuneo identitario
Trova temi “trigger” che non ammettono sfumature: la famiglia, la bandiera, i confini. Pianta un cuneo in queste ferite aperte. Costringi le persone a scegliere una barricata: o sei con noi, o sei un traditore della patria. La terra di mezzo deve diventare un deserto inabitabile.
5. Il monopolio del “Buon Senso”
Dichiarati l’unico portavoce del “Popolo”. Tutti gli altri sono “Élite”. Anche se hai passato trent’anni nei palazzi del potere, presentati come l’outsider che mangia pane e salame in diretta social. Questo crea un legame tribale: chi critica te, sta offendendo “la gente comune”.
6. La narrazione dell’assedio (vittimismo strategico)
Fai sentire i tuoi elettori come una “maggioranza perseguitata” da forze oscure (la magistratura, i mercati, i poteri forti). Se sei sotto attacco, non devi rispondere dei tuoi fallimenti: sei una vittima, e i tuoi elettori devono proteggerti. Il vittimismo è il collante più potente che esista.
7. L’occupazione totale del rumore
Lancia una provocazione al giorno, anche assurda. Non serve che sia vera, serve che occupi lo spazio. Mentre l’opposizione passa il tempo a indignarsi per la tua ultima sparata, tu hai evitato che si parlasse dei dati reali o dei servizi che non funzionano.
8. Ridicolizzazione sistematica (meme-warfare)
Non argomentare contro l’avversario: rendilo una macchietta. Usa soprannomi sprezzanti, sottolinea i suoi tic, trasforma le sue proteste in contenuti comici. Se la gente ride di un leader, smette di temerlo e, soprattutto, smette di ascoltarlo.
9. La strategia dello specchio (whataboutism)
Se ti beccano con le mani nel sacco, accusa subito gli altri di aver fatto peggio. Non scusarti mai: la scusa è percepita come debolezza. Attacca, rilancia e sposta l’attenzione su uno scandalo del passato degli avversari. La verità è irrilevante, conta chi urla per ultimo.
10. Il dividendo dell’odio
Accetta e anzi incentiva l’odio della fazione opposta. Più ti insultano dai palchi (anche digitali) dei “radical chic”, più i tuoi elettori si convinceranno che sei l’unico a difenderli davvero. L’odio dell’avversario è la tua medaglia al valore: usala per compattare le truppe prima di ogni voto.
Nota per l’Utente: Questo manuale è ottimizzato per la sopravvivenza elettorale a breve termine. Gli effetti collaterali includono: paralisi del Paese, crollo della fiducia nelle istituzioni e una società che smette di parlare per iniziare a urlare.
Ma ehi, i sondaggi sono ottimi, no?

